La crisi del settimo anno. Ne avevo sempre sentito parlare, ma viverla fu una cosa diversa, mi resi conto che non era solo un modo di dire.Per essere precisi, sono sposata da sette anni e tre mesi. Io e mio marito ci sposammo per amore, non era solo il raggiungimento di uno status sociale, non era solo perché, come capita a molti, eravamo fidanzati da oltre dieci anni. Ma forse era solo una coincidenza che la nostra crisi sia avvenuta proprio dopo sette anni, non c’era nulla di statistico. Non abbiamo avuto figli, almeno per adesso, ma non demordiamo. Abbiamo consultato molti specialisti del settore e, dopo alcune analisi, è saltato fuori che gli spermatozoi del mio partner sono più lenti della norma. Ora abbiamo smesso di parlarne; affrontare l’argomento ci rende nervosi e lui prende la cosa sul personale, quindi, quando parliamo di concepimento finiamo sempre per litigare. Ma non abbiamo solo smesso di parlarne, purtroppo. Sono mesi che, ormai, non facciamo l’amore. Ammetto di essere sempre stata molto tradizionalista nel sesso, al contrario di lui, molto più fantasioso e con idee che, secondo il mio punto di vista, potevano essere considerate “scellerate”. Forse anche la mia frigidità ha contribuito a far cadere il sipario sulla nostra eccitazione sessuale, lo ammetto.

Consapevole che la situazione andasse risolta al più presto, ho fissato un appuntamento con un noto sessuologo. Mi ha ricevuta nel suo studio nel centro della città. Quando gli ho raccontato tutto, mi ha detto che, di solito, la terapia di coppia riguardante problemi della sfera sessuale, ma anche affettiva, si fa in due, con il marito e la moglie. Sono scoppiata in lacrime quando gli ho fatto notare che mio marito non avrebbe mai accettato quel tipo di aiuto, era un uomo estremamente orgoglioso e l’avrebbe ritenuta un attacco alla sua virilità. Forse devo averlo intenerito al punto giusto, e alla fine della seduta, ha accettato di darmi alcuni consigli per risvegliare i nostri istinti e vivere la nostra vita sessuale come ai vecchi tempi. Concordammo un piano di quindici sedute, ogni giovedì alle ore 17, giorno di chiusura del suo studio, accettando di fatto di effettuare la terapia solo con me, una scelta del tutto insolita per un professionista come lui, che si riteneva uno dei più importanti anche a livello accademico. Teneva conferenze nelle più importanti università del Paese; lo ringraziai e dissi che quella sua scelta sarebbe rimasta tra di noi, e non ne avrei fatto parola con nessuno, per non minare la sua reputazione di medico serio.

Durante le sedute, che si susseguirono veloci e produttive, mi suggerì alcuni metodi per cercare di risvegliare gli istinti che, tra me e mio marito, si erano assopiti da mesi.

Prima non era così. Facevamo l’amore ogni volta che ne avevamo la possibilità. La nostra vita sessuale era sempre andata a gonfie vele e, adesso che non ci guardavamo nemmeno, avevo iniziato a nutrire il sospetto che potesse avere un’altra. Per quanto tempo un uomo poteva stare senza fare sesso? Mi sembrava impossibile.

I suoi consigli furono semplici ma precisi, così come fu precisa la spiegazione psicologica che poteva celarsi dietro il naufragio del calo del desiderio. Secondo lui in alcune coppie che sperimentano, dopo tanti anni, sempre lo stesso tipo di approccio sessuale, la monotonia può risultare talmente esasperante che i partner smettono di avere una relazione sessuale per cadere nella piattezza, e il desiderio, inevitabilmente, si spegne del tutto. Proprio quello che era accaduto, dopo oltre sette anni, alla mia relazione. Certo che, aggiunse poi, la mia frigidità, la mia freddezza ad aprirmi a nuove esperienze sessuali, aveva di sicuro contribuito a tutta quella situazione. Aveva inquadrato alla perfezione quello che stavo provando. Trovavo le sue parole adeguate alla mia condizione. Iniziai a fidarmi e ogni giovedì ascoltavo i suoi consigli seduta nel suo studio, da soli, quando nemmeno la segretaria era presente. Le sedute orientativamente duravano 40 minuti, anche se a volte ci trovavamo totalmente presi dalla conversazione che duravano più del dovuto.  

Sulla base di quello che gli avevo raccontato, secondo la sua esperienza, era da escludere che mio marito potesse avere una relazione extra coniugale, ma era più probabile che sfogasse i suoi istinti da solo, in bagno, o davanti al pc guardando materiale pornografico. Da questo punto di vista devo dire che mi tranquillizzò abbastanza quando disse: “mi creda, suo marito non lo farebbe mai!”

Il mio desiderio di avere un figlio, e la difficoltà che avevamo nel procrearlo, dopo sette anni, potevano aver fatto perdere a mio marito la voglia di possedermi, come se si sentisse inutile nei miei confronti; era come se, non riuscendo ad avere un figlio, di conseguenza, aveva perso attrazione nei miei confronti, perché era troppa la delusione che ogni volta lo colpiva.

Come prima cosa il sessuologo mi consigliò di smetterla di “lamentarmi” per non essere rimasta incinta, perché mio marito associava l’atto sessuale al concepimento, che non arrivava, nonostante le cure che un medico gli aveva prescritto per risvegliare i suoi lombi, e di conseguenza, progressivamente perdeva interesse nei miei confronti. Concepire un figlio era un atto d’amore e se i partner erano presi dall’ansia del concepimento, anche l’atto sessuale risultava scarno e privo di passione.  Insomma, gli feci capire con tutta me stessa che io non volevo perdere mio marito e avrei fatto di tutto per ritornare ad amarci come una volta. Ero consapevole che, se quella situazione di gelo fosse continuata, lentamente ci saremmo allontanati ancora di più, fino a separarci del tutto.

Non avrei mai accettato una cosa del genere.

Il sessuologo mi suggerì come prima cosa di essere più positiva nei confronti del mio partner, meno accusatrice, meno pessimista nel credere che un figlio non sarebbe mai arrivato. Accettai il consiglio e ammisi in parte le mie colpe.

“Da quanto tempo non avete rapporti sessuali?” mi chiese durante una seduta. Ero di fronte a lui e lo guardavo con aria incerta, cercando di non far trasparire il mio timore.  

“Da circa quattro mesi dottore”, risposi.

Fece un leggero sospiro mentre prendeva appunti su un quaderno dove aveva appuntato il mio cognome sulla copertina.

“Con questo intende rapporti completi? O qualcosa c’è stato?”

“Che cosa intende dottore?” chiesi

“Intendo rapporti orali, masturbazione reciproca, cose del genere. Non abbia timore, quello che mi dirà rimarrà tra me e lei, qui nel mio studio”

“In verità sono mesi che non c’è proprio niente di niente” risposi sincera.

“Uhmmm, ok”, disse e continuò ad appuntare delle frasi su quel quaderno che, ormai, conteneva tutti i “segreti” della mia vita matrimoniale.

Avevo sempre più paura che mio marito potesse sopperire alle mancanze sessuali con un’amante o, peggio ancora, con qualche prostituta. La seconda opzione mi ripugnava, mentre la prima mi faceva letteralmente paura. Se avesse avuto un’amante non era da escludere che, con il tempo, tra di loro sarebbe potuto nascere un sentimento, qualcosa che andasse oltre il sesso, e allora sarebbe stata la fine. Non riuscivo nemmeno ad immaginare che potesse lasciarmi per un’altra donna. Perderlo sarebbe stato un trauma per me. Eravamo insieme dai tempi del liceo. Le mie prime esperienza sessuali le avevo avute con lui; non ho mai saputo se lui in passato avesse avuto qualche scappatella con altre donne e, per quanto mi riguardava, lui era stato l’unico uomo della mia vita.

Mentre il sessuologo continuava a scrivere muovendo la penna stretta nella mano in modo nevrotico mi assicurò che questi miei pensieri erano più che normali. Ero stressata per tutta la situazione che stavo vivendo ed era quindi normale elaborare pensieri catastrofici.  Poi passò ad analizzare me stessa. Mi chiese con una normalità che trovai fuori luogo, ma perfettamente in linea con quella che era la sua professione, se nel mio privato mi davo piacere da sola, in bagno o durante la doccia. Risposi con non poco imbarazzo, con la consapevolezza che, se mi ero recata da lui avrei dovuto aprirmi il più possibile, altrimenti la terapia sarebbe stata inutile e salvare il mio matrimonio sarebbe stato ancora più difficile.

“Sì… è capitato molte volte dottore” risposi.

“Quindi il suo desiderio in parte non è calato del tutto. Beh, questa è una cosa positiva, un punto da cui ripartire, almeno per quanto riguarda lei”

Gli raccontai senza vergogna delle mie masturbazioni solitarie avvenute durante un bagno caldo mentre ero totalmente rilassata e il desiderio di godere aveva preso il sopravvento, oppure sul divano del soggiorno quando mio marito era fuori città per lavoro.

I primi consigli pratici che mi diede furono di cercare di risvegliare il desiderio in mio marito, magari assecondando qualche sua fantasia che fino a quel momento avevo ritenuto troppo eccessiva. Nel sesso, come nell’amore, c’era bisogno anche di fantasia, curiosità, unita naturalmente al rispetto reciproco, cosa che tra di noi non era mai mancata. Se lo amavo era proprio perché era un uomo rispettoso del prossimo, così come della donna che aveva al suo fianco.

Avrei dovuto cercare di sorprenderlo, perdere le inibizioni e trasformare l’atto sessuale in qualcosa di fantasioso, anche di peccaminoso, perché no.

Nutrita dai suoi consigli, quando uscii dal suo studio (eravamo ormai giunti alla seduta numero otto), mi recai in un centro commerciale e acquistai un completino intimo di colore nero: reggiseno a balconcino, perizoma, calze autoreggenti. Poi passai al reparto abbigliamento. Comprai una minigonna nera che lasciava poco all’immaginazione e un paio di scarpe con tacco alto. Non ero solita portare quegli abiti ma avevo voglia di mettere in pratica i consigli di un esperto che, di sicuro, ne poteva sapere più di me.

Quella sera aspettai mio marito che sarebbe tornato dal lavoro. Indossai tutti gli accessori che avevo comprato. Mi guardavo allo specchio mentre mi preparavo e mi sentivo estremamente sexy. Quando lui entrò dalla porta, poggiò la valigetta del lavoro al solito posto e mi guardò. Io ero seduta sul divano, le gambe accavallate mostravano le autoreggenti velate che avevo comprato per lui. La balza in pizzo delle calze si notava benissimo dalla minigonna; trovavo tutto ciò molto eccitante, almeno dal mio punto di vista. Non mi ero mai spinta a tanto e se lo facevo, era solo per cercare di salvare il nostro matrimonio. Ma mio marito, evidentemente, non la pensava come me. Era sfinito dalla giornata di lavoro, aveva solo voglia di cenare e mettersi a letto a dormire. Tutto quello che avevo messo in pratica sembrava non risvegliare minimamente il suo desiderio.

Andai in bagno e mi spogliai. Mi sentivo ridicola per aver architettato tutto quel teatrino che non aveva dato i frutti sperati. Forse era davvero stanco, oppure il cliché della minigonna e delle calze velate era troppo scontato, e non avevano prodotto in lui la voglia di avermi.

Quando mi recai nello studio del sessuologo per la solita seduta terapeutica, gli raccontai tutto il mio vano tentativo di risvegliare la nostra vita sessuale.

“E dopo cosa ha fatto chiusa in bagno, dopo essersi spogliata? Come si sentiva?” mi chiese.

“Mi sentivo stupida. Come una bambina capricciosa che non aveva ottenuto il regalo di Natale sperato, anche essendosi comportata bene”

“Capisco” disse, e riprese a scrivere sul quaderno.

“Inutile dire che quella notte non abbiamo dormito insieme. Ho preso le mie cose e mi sono coricata sul divano dello studio” ammisi quasi tra le lacrime.

“E’ normale. Dopo un rifiuto siamo tentati ad allontanarci dalla persona che ci ha fatto del male”

“Quindi cosa mi consiglia di fare dottore?”

“Deve capire lei cosa le convenga fare, come agire nei confronti di suo marito” mi disse.

“E’ molto difficile. Quando provo a fare qualcosa per stuzzicarlo, lui mi rifiuta” dissi. “A questo punto non so più come comportarmi”

“Magari può provare a sorprenderlo in un modo in cui non se lo aspetta. Cercare di svegliare i suoi istinti in modo del tutto inopportuno”

“Più di quello che ho fatto?”

“Quello che ha fatto non è altro che un modo come  un altro di attirare la sua attenzione, ma sono tante le donne che cercano di stupire il proprio uomo come ha fatto lei, molto spesso con risultati deludenti”

Il sessuologo guardò l’orologio. “Bene. La seduta è finita anche oggi” disse, “se per lei non è un fastidio vorrei anticipare la prossima seduta della settimana. Può venire domani in orario di studio?”

“Ma domani il suo studio è aperto al pubblico” dissi stupita.

“Certo, non c’è nessun problema. Può venire tranquillamente. Ci vediamo alle 15 se per lei va bene”

“Perfetto. La ringrazio” dissi e uscii dallo studio chiudendomi la porta dietro di me.

Mi presentai alla seduta del giorno seguente in perfetto orario.

Avevo indossato la mini che avevo acquistato, una camicia bianca, e non avevo messo l’intimo: niente mutandine né reggiseno, completamente libera. Quando fu il mio turno passai accanto alla segretaria, una bella ragazza dai capelli biondi raccolti in una coda di cavallo. Mi guardò e mi salutò con un cenno del capo, dopo avermi detto: “il dottore la sta aspettando nello studio”.

Attraversai il corridoio, il rumore dei tacchi alti a contatto con il pavimento di marmo riecheggiava nell’ambiente. Quando entrai il sessuologo era seduto dietro la scrivania, come al solito. Mi sedetti di fronte a lui sulla sedia posizionata dall’altro lato. Mi guardò con aria distaccata, quasi non dando importanza al mio abbigliamento succinto. Forse si chiese il perché di una tale scelta, ma cercava di non far trasparire le sue emozioni. Mi sedetti di fronte a lui, pronta a rispondere alle sue domande. Prese il solito quaderno e lo aprì, quindi scrisse su una pagina bianca la data del giorno. Mi guardava con interesse. Lo fissavo con i miei occhi azzurri aspettando quello che aveva da dire. Avevo messo un velo di rossetto, un fondotinta leggero e con una matita nera avevo tracciato il contorno delle labbra. Non era per niente imbarazzato, e c’era da aspettarselo da un tipo come lui, abituato, in quella stanza, ad ogni tipo di confessione.

“Come va?” mi chiese.

“Tutto bene dottore. Ha visto? Le 15 precise” risposi.

“Ho sempre lodato la sua puntualità”

“Fuori c’era un’altra coppia che attendeva di entrare. Non penseranno mica che io possa essere una sua amante?”

“Non si preoccupi. I miei clienti sono persone estremamente discrete; vengono da me per risolvere i problemi di coppia. Insomma, hanno già molto a cui pensare e non si preoccupano se una bella donna come lei entra nel mio studio”

“Quindi mi ritiene una bella donna?”

“Beh, in effetti lo è”

“Non sembra che mio marito la pensi ugualmente dottore”

“Molto spesso è difficile ammettere delle problematiche alla propria moglie, per vergogna o paura di non essere compresi fino in fondo. Non è facile affrontare degli argomenti, anche per una persona intelligente come il suo partner”

“Come fa a conoscere il suo grado di intelligenza?”

“lo conosco, lo conosco, mi creda”

Quando disse queste parole accavallai le gambe cercando di aprirle al punto giusto per consentirgli di guardare, di capire che non avevo messo le mutandine. Il suo sguardo andò giù, lo vidi deglutire a fatica e tirare un lungo sospiro. Di sicuro aveva notato che non avevo l’intimo. Replicai quel movimento almeno altre due volte durante i quaranta minuti della seduta e sono convinta che aveva notato la mia vagina che, complice quella situazione che reputavo estremamente erotica, iniziava a bagnarsi; lo sentivo distintamente. Sentivo le pareti che iniziavano a inumidirsi. Di contro avevo la salivazione azzerata e il cuore mi batteva forte nel petto per quell’iniziativa che avevo intrapreso e che per me rappresentava un salto nel vuoto.

“Sa dottore…” ripresi con voce calma “penso che mio marito non sia più attratto da me, dal mio corpo, da tutto quello che ho da offrirgli”.

Lentamente aprii la camicetta che portavo, un bottone per volta, finché non scoprii i miei seni. I lembi della camicia coprivano rispettivamente i capezzoli; il sessuologo continuava a guardarmi cercando di mantenere un atteggiamento distaccato e professionale anche se si notava che faceva fatica.

“Io amo mio marito dottore, ma anche io ho le mie esigenze…” dissi.

Notai nel suo sguardo un attimo di smarrimento, un momento di esitazione. La sua professionalità stava vacillando.

Lentamente alzai la minigonna scoprendo la vagina (l’avevo depilata per l’occasione).

“Sì, dottore, non ho messo l’intimo per lei…”

Mi guardava con voglia, con lo sguardo di colui che mi avrebbe posseduta lì sul posto, magari sulla scrivania, cercando di fare il minimo rumore per far sì che in anticamera le persone presenti non sentissero. Deglutì a fatica ed emise un leggero grugnito.

“Anche io amo mia moglie. Ricordo ancora la prima volta che ho fatto l’amore con lei. eravamo dei liceali alle prime armi, appena diciottenni, all’epoca” disse. 

“Anche io lo ricordo. Come potrei dimenticarlo. Mio marito è abituato a risolvere i problemi di tutti, ma quando si tratta dei suoi fa un po’ di fatica. È un uomo straordinario, l’ho sempre stimato, come uomo ma anche come professionista. Il problema è che si è messo in testa di non piacermi più, per questo si è spento”

Lentamente mi accarezzai i seni. I capezzoli erano diventati turgidi. Mi alzai e mi diressi verso di lui dietro la scrivania. Presi la sua mano e la portai tra le mie gambe. Sentii il contatto della sua mano fredda contro la mia vagina bagnata. “Come vede io sono pronta dottore. Aspetto solo un segnale da parte sua” dissi .

Riabbottonai la camicetta; lui tolse la mano dalle mie gambe. Mi avvicinai al suo orecchio e gli sussurrai: “ti aspetto a casa amore. Ho voglia di te”

Rimase interdetto a quella mia richiesta. Mi ricomposi e uscii dal suo studio. Ripercorsi il lungo corridoio, salutai la segretaria e uscii in strada come se nulla fosse. Mi recai in un bar e presi un caffè; avevo bisogno di rigenerarmi dopo la sfrontatezza che avevo manifestato nel suo studio.

Quella sera mio marito tornò più tardi del solito. Si era trattenuto al lavoro perché stava scrivendo un importante saggio che avrebbe dovuto leggere durante una conferenza all’università di Firenze. il titolo era: “terapia d’urto”. ci stava lavorando da mesi e non vedeva l’ora di tenere la sua lectio magistralis.

Quando entrò in casa lo stavo aspettando in bagno immersa nella vasca. Avevo acceso alcune candele profumate sistemate su ogni angolo della vasca, e alcune sul lavabo. quando entrò in bagno mi leccai le labbra e lo invitai ad entrare. Si spogliò e si accomodò accanto a me immergendosi tra la schiuma e l’acqua calda senza dire una parola.

“Allora dottore, le è piaciuta la mia terapia d’urto?”

Ci baciammo. Fu un bacio profondo come non accadeva da tempo. Finalmente il vigore era ritornato tra le sue gambe e facemmo l’amore immersi nella schiuma calda e profumata.

Avevo sempre nutrito dubbi sul tuo lavoro, ma la terapia sembra funzionare. Vero dottore?” dissi mentre ansimavo posseduta dal suo pene duro che era ritornato dentro di me dopo tanto tempo.

“Ti ho sempre detto che sono uno dei migliori nel settore amore mio”

“Ti amo” gli sussurrai ansimante mentre sentivo l’orgasmo che da lì a qualche momento sarebbe esploso dentro di me dopo mesi di attesa.